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A Porta a Porta l’europarlamentare
insulta il candidato di Rifondazione
La replica: “Una caduta di stile che rivela la loro vera identità”
Mussolini a Vladimir Luxuria: “Meglio fascista che
frocio”
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ROMA - Un durissimo scambio di battute,
condito da una battuta finale che farà polemica: “Meglio fascista che
frocio.” La frase è stata rivolta da Alessandra Mussolini a Vladimir Luxuria,
nel corso della trasmissione Porta a
Porta, ospiti anche il ministro della Giustizia Roberto Castelli e il
leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro. |
“Se mi chiama signor Guadagno per offendermi, non attacca,” replica il
candidato di Rifondazione. “Non voglio offendere il signore - incalza Castelli
- ma mi dica come chiamarlo: lui, lei....” L’altro taglia corto, con una
battuta: “Mi dia del loro.”
Ma sono semplici schermaglie rispetto all’affondo finale della Mussolini.
Partita già con il piede sbagliato, fin dal principio: “Mi scusi - dice - non
voglio essere offensiva, ma che vuol dire transgender? Transgender,
transgendarmi, sembra Schwarzenneger... Usiamo termini italiani,” chiede
sorridendo a Luxuria.
Ma gli argomenti in scaletta non favoriscono l’incontro fra culture e storie
diverse. Sui Pacs monta il conflitto, con Mussolini e Castelli da un lato,
schierati per dimostrare che la legge dell’Unione toglierà diritti ai bambini,
e dall’altro Luxuria e Di Pietro decisi nel respingere il parallelo sostenendo
che la legge sarà una conquista di civiltà per tutti.
“Non voglio essere dipinta come nemica dei bambini, non
siamo gli Attila arrivati a distruggere,” si difende Luxuria, mentre Di Pietro
sottolinea: “Lei non mangia i bambini, il vostro è un falso problema.”
I Pacs lasciano il campo al tema dell’immigrazione. Mussolini elenca i rischi
dell’immigrazione clandestina e, a quel punto, Di Pietro le dà della
“fascista.” “E me ne vanto,” risponde gridando l’onorevole. “Una che si vanta
di essere fascista, mi preoccupa - aggiunge Luxuria - ci metterete al
confino?.” “A me - replica Mussolini - preoccupa chi brucia le bandiere, chi
grida “dieci, cento, mille Nassyria, vergogna, vergogna, vergogna.”
Bruno Vespa in evidente difficoltà non riesce a fermare l’ira della
parlamentare e in un istante si passa dal “vergogna” all’insulto. E rivolta a
Luxuria: “Si veste da donna e pensa di poter dire quello che vuole. Meglio
fascista che frocio!.” Impassibile, il candidato di Rifondazione si limita a
fare la conta delle “battutacce” rivolte dai politici ai gay: “Dopo il
culattone di Tremaglia, il frocio della Mussolini. Grazie.” E aggiungerà,
parlando con i giornalisti all’uscita degli studi Rai di via Teulada: “Non
pensavo che ci fosse questa caduta di stile. Probabilmente è un atto rivelatore
della loro identità.”
(9 marzo 2006)