Uomo del mio tempo
 
 

Salvatore Quasimodo
(1901-1968)

[da Acque e terre (1947)]


 
1 Sei ancora quello della pietra e della fionda,[1]
2 Uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,[2]
3 Con le ali maligne, le meridiane di morte,
4 T’ho visto dentro il carro di fuoco, alle forche,[3]
5 Alle ruote di tortura.[4]  T’ho visto: eri tu,
6 Con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
7 Senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
8 Come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
9
Gli animali che ti videro per la prima volta.
10
E questo sangue odora come nel giorno
11
Quando il fratello disse all’altro fratello:
12
“Andiamo ai campi.” E quell’eco fredda, tenace,
13
È giunta fino a te, dentro la tua giornata.
14
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
15
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
16
Le loro tombe affondano nella cenere,
17
Gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.



[1] Arma da getto costituita da due strisce di corda o di cuoio collegate da una tasca entro cui si colloca il proiettile; si usa facendola roteare al di sopra della testa e lasciando poi una delle due strisce
 
[2] Parte del velivolo dove è alloggiato il motore.
 
[3] Patibolo per eseguire impiccagioni, formato generalmente da uno o due pali verticali infissi nel terreno e sormontati da un palo orizzontale al quale è appeso il capestro: morire sulla forca | la pena stessa: condannare alla forcaandare sulla forca, nel linguaggio corrente, solo come imprecazione, di sign. uguale ad ‘andare all’inferno, al diavolo, in malora’: andate tutti sulla forca!
 
[4] Antica forma di pena di morte in cui il condannato, con braccia e gambe spezzate, veniva legato a una ruota posta poi in cima a un palo
Mike Towler's original Quasimodo page: http://www.tcm.phy.cam.ac.uk/~mdt26/poems/sq1.html